Epoche & Testimoni

Gli albori: nasce l'espresso

Tensione verso il futuro, industrializzazione, nascono l’automobile e le prime macchine per caffè espresso in puro stile Liberty

Si sviluppa la cultura del caffè

Nei primi anni del XX secolo il reddito nazionale rispetto alla fine dell’Ottocento aumenta del 50 per cento nonostante l’Italia – sul piano economico e sociale – sia nettamente divisa in due. Una cosa però unisce il Paese: l’aumento costante delle caffetterie che col tempo diventano veri e propri centri di ritrovo di aristocratici e intellettuali, di signore e ragazze, di giovani e operai. La gente invece di incontrarsi nei salotti delle proprie abitazioni o davanti al portone della fabbrica preferisce riunirsi nei locali per discutere, chiacchierare o semplicemente per passare in compagnia un po’ di tempo libero. Aprono in tutta Italia e giorno dopo giorno sono sempre più affollate a tal punto che, quando non piove, i tavolini occupano anche i marciapiedi e le piazze delle città.

L'Ideale e l'espresso

Ed è in questo periodo che si sviluppa una forte cultura del caffè, grazie soprattutto all’ingegno di due inventori: il primo, Angelo Moriondo, che a Torino nel suo “Chiosco del caffè ligure” alla fine dell’800 installa una “bellissima macchina per fare il caffè” da cui “il caffè riesce concentrato e saporitissimo” (dalla Gazzetta Piemontese del 24 luglio 1884) che però non verrà mai proposta al di fuori dei suoi locali torinesi, lasciando spazio nel 1901 al milanese Luigi Bezzera che deposita il brevetto di una nuova macchina da caffè che viene realizzata dall’imprenditore Desiderio Pavoni: nel 1905 inizia la produzione dell’Ideale, la prima macchina da caffè espresso, cioè realizzato in modo veloce ed espressamente per il cliente. La macchina va a posizionarsi direttamente sul banco, completando l’arredo e integrandosi perfettamente con lo stile Liberty del periodo. Le decorazioni sulla cupola rappresentano la pianta del caffè, con l’intento di far conoscere un prodotto all’epoca considerato esotico e poco noto alla maggior parte dei consumatori.

La macchina riesce a produrre fino a 150 tazzine ogni ora su “espressa” richiesta del cliente. È così che espresso diventa velocemente sinonimo di caffè italiano, gustoso e forte.

Verso l'industrializzazione

La produzione delle macchine da caffè in questo periodo si inserisce in un contesto di fermento, dove, nonostante le difficoltà di un Paese diviso, al Nord si avvia a un processo d’industrializzazione nel settore tessile, siderurgico, chimico e automobilistico. In quest’ultimo campo non esistono ancora grandi imprese internazionali e ciò favorisce l’iniziativa dell’imprenditore Giovanni Agnelli di Torino che fonda la Fiat, che due anni dopo la sua apertura, al tempo dell’invenzione di Bezzera, impiega già 150 dipendenti e ha una produzione pari a un quinto di quella italiana.

 

Testimonial dell’epoca Giovanni Agnelli:

 

«Ogni cosa fatta bene può essere fatta meglio»

 

Ideale La Pavoni (1905)

Macchina a colonna dotata di rubinetti acqua calda e vapore. Caldaia alimentata da fornello a gas posto nella base o da elettricità. Primo modello della storia a essere prodotto in serie da Desiderio Pavoni utilizzando un brevetto concesso in uso dal milanese Luigi Bezzera.

Victoria Arduino (1910)

Macchina a colonna ricercata nelle forme e nei materiali. Prodotta dalla Victoria Arduino, fondata da Pier Teresio Arduino, “pioniere” del settore, che sviluppa la produzione delle macchine da caffè espresso curandone qualità, funzionamento ed estetica.

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