Epoche & Testimoni

Anni ’60-’70: l'espresso in ogni bar

Si scopre il benessere: si viaggia, aprono i supermercati, crescono le vendite di tv e lavatrici. Le macchine per caffè si vestono di design

L’Italia diventa moderna

Il grigiore di quelli che passeranno alla storia come gli Anni di Piombo è fortunatamente sostituito dai colori sgargianti delle macchine da caffè, che si presentano con nuove forme e materiali all’avanguardia disegnate e progettate da architetti e designer di grido, dotate di nuove tecnologie (come l’elettropompa volumetrica della TRR Faema trasformatasi poi nell’iconica E61) che stabiliscono i nuovi standard nell’erogazione dell’espresso. Gio Ponti, Bruno Munari, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Rodolfo Bonetto, Marco Zanuso, Ettore Sottsass: sono solo alcune delle firme illustri che in questi anni rivolgeranno la loro attenzione al mondo delle macchine da caffè in un’incessante ricerca coronata nel 1962 dall’assegnazione del Compasso d’Oro alla Pitagora de LaCimbali disegnata proprio dai fratelli Castiglioni.

L'espresso in ogni bar

Nel frattempo la tecnologia produttiva s’industrializza e raggiunge nuovi orizzonti commerciali: i crescenti volumi di produzione e di vendite consentono di portare l’espresso in ogni bar.

Il 31 luglio dei primi anni 60 le auto sono cariche già dalla sera prima, i mariti contano i minuti che li separano dalle vacanze, le mogli preparano gli ultimi panini. Si parte la notte nella speranza di evitare code e ingorghi e il viaggio è scandito dalle tappe negli autogrill per bere un caffè che faccia restare svegli. Sono gli anni dei primi esodi, quando fabbriche e uffici chiudono i battenti lo stesso giorno e in migliaia - poche ore dopo - si riversano sulle strade con le famiglie stipate in auto stracolme di valigie. Sono ferie, ma sembrano traslochi, perché per un mese intero si cambia residenza alla propria vita. La spiaggia diventa un teatro aperto dove va in scena il cambiamento del costume italiano: le vacanze smettono di essere un privilegio d’élite e diventano una conquista sociale.

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Il boom degli elettrodomestici

Sempre sulla scia del boom, nelle grandi città comincia a imporsi un costume importato dagli Stati Uniti, la spesa al supermercato: contemporaneamente a essa si diffondono abitudini in precedenza sconosciute, a cominciare dall’uso del carrello e dal fatto che è il cliente stesso a prendere la merce dagli scaffali. Per la prima volta crescono le vendite di saponi, profumi, scarpe e, soprattutto su tutti, di elettrodomestici, televisioni e lavatrici. In questo contesto comincia la vera e propria industrializzazione del settore delle macchine da caffè che diventano macchine standardizzate, facilmente assemblabili in linea di montaggio e non più pezzi quasi artigianali.

 

Testimonial dell’epoca

Il lavoro di Achille Castiglioni, designer italiano, è sempre stato improntato a una ricerca di funzionalità. «Sono entrato nelle case di tutti», disse quando si accorse del successo dell’interruttore per la luce Vlm.

 

Nuova Pitagora (La Cimbali 1962-69)

Macchina da caffè con gruppo idraulico modificato: l’erogazione si attiva semplicemente agganciando il portafiltro da cui lo slogan

«La macchina che fa il caffè da sola»

 

Il progetto è opera dei fratelli Achille e Pier Giacomo Attilio Castiglioni. Per la prima volta viene utilizzano l’acciaio inox, introdotti colori e serigrafie. Grazie alla Nuova Pitagora, nel 1962 i Castiglioni si aggiudicano il premio Compasso d’Oro.

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TRR – Tartaruga (Faema 1960)

Macchina con due caldaie, una esclusivamente dedicata alla produzione di vapore, pompa e gruppi flangiati sono mantenuti in temperatura dall’acqua anziché dal vapore, da cui il nome TRR (Termo Riscaldamento Regolato). La macchina prenderà il nome di Tartaruga. In seguito a modifiche diventerà la famosa E61.

 

 

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