Caffè: il design dell’esperienza

A cura di - Valerio Cometti - L’attività creativa deve abbracciare e stimolare tutti i sensi e coinvolgere l’utente finale in un’esperienza complessiva unica, al punto che nel mio studio parliamo sempre più di “experience design”.

La rinascita economica ed industriale del secondo dopoguerra in Italia deve molto alla cultura del design, alla cultura dell’abbinare cura estetica all’ingegnosità nella manifattura di prodotti sempre più attraenti.

Questo intenso rapporto ha lasciato nell’immaginario collettivo un’associazione corretta, ma restrittiva, ovvero che il design sia una disciplina dedita al disegno di begli oggetti.

Ribadisco, niente di errato, ma si tratta di un’affermazione che limita profondamente il vero significato ed il reale apporto del design, parola la cui corretta traduzione dovrebbe essere “progettare”.

Nel 2019, anche per la mia quotidiana esperienza professionale, l’attività creativa deve abbracciare e stimolare tutti i sensi e coinvolgere l’utente finale in un’esperienza complessiva unica, al punto che nel mio studio parliamo sempre più di “experience design”.

Il disegno del prodotto rimane protagonista, ma viene inserito all’interno di una visione più trasversale e consapevole di quello che il consumatore oggi vuole, ovvero un’esperienza, un racconto da poter condividere, un abbraccio sensoriale e culturale coerente ed inatteso.

Il mondo del caffè è un settore particolarmente sensibile a quest’opportunità: senza nemmeno sforzarsi, si tratta di un ambito che raggiunge spontaneamente e con decisione i nostri sensi di olfatto, gusto, udito e vista.

Il caffè è una bevanda che veicola un racconto, che traghetta un percorso nato nelle piantagioni, fortificato attraverso gli oceani e portato a compimento in una calda tazza sorseggiata fra i grattacieli di Manhattan oppure osservando le onde di Bondi Beach.

Per questo motivo, il design dev’essere inteso come il direttore di orchestra di questo ricco percorso che ha nella macchina per il caffè, nell’allestimento del bar, nel servizio offerto al cliente, nello storytelling dei marchi protagonisti le diverse manifestazioni di quest’esperienza.

Il design è quella disciplina empatica che muove i propri passi dalla sincera e profonda comprensione dei desideri dell’utente e li traduce in esperienze sia fisiche che intangibili ed il buon design riesce a creare questi ecosistemi di stimoli sensoriali e funzionali all’interno dei quali il fruitore si sente avvolto, sedotto ed arricchito.

Per questo motivo, il Mumac è una rappresentazione perfetta di un progetto di “design del caffè”, così fisico, sensoriale ed esperienziale e questo trend creativo non potrà che andare a rafforzarsi sempre più in futuro.

 

Valerio Cometti, ingegnere meccanico e designer, fonda V12 Design nel 2005. Con il suo team accompagna aziende italiane ed internazionali di successo in un percorso creativo a 360°: dal design di prodotti innovativi, alla creazione di brand di successo, all’ideazione di servizi inediti, alla direzione creativa con approccio di Design Thinking. Dal 2008 collabora con Gruppo Cimbali: ha disegnato numerose macchine per il caffè per i marchi LaCimbali, Faema e Casadio, nonché co-progettato il MuMac.