Dieci curiosità sul caffè che forse non sapete (1/2: le prime 5)

A cura di - Lucia Del Pasqua - Mi piace molto essere l’ospite, un po’ perché significa che c’è simpatia, intesa, piacere di vedersi, un po’ perché amo sia portare qualcosa ai padroni di casa che ricevere cortesie.

Mi piace molto essere l’ospite, un po’ perché significa che c’è simpatia, intesa, piacere di vedersi, un po’ perché amo sia portare qualcosa ai padroni di casa che ricevere cortesie. Essendo una delle penne ospiti nella nuova sezione “Be our Guest!” sul suo sito mumac.it sono felice di portare spunti di riflessione e curiosità per raccontare il mondo che gravita intorno al MUMAC, il Museo delle Macchine del Caffè del Gruppo Cimbali che ho sempre talmente piacere di vedere, che ogni volta piango (di gioia, giuro!).

Dato che il MUMAC ha una libreria dedicata al mondo del caffè, ci sono praticamente “abbonata” (è metaforico, non serve alcun abbonamento), nelle mie ricerche mi sono appuntata alcune curiosità che forse non tutti conoscono. M’è venuto dunque naturale inaugurare la mia partecipazione al nuovo progetto editoriale regalandovi cinque chicche.

1. In un’imprecisata regione d’Oriente alcuni pastori notarono che le loro capre erano più irrequiete del solito, lo riferirono ai monaci del convento vicino che decretarono che doveva essere per le bacche di certi arbusti della cui esistenza nessuno, fino ad allora, si era accorto. Dopo vari esperimenti uno dei santi uomini si accorse che abbrustolendo i semi sarebbe nata una bevanda nera come l’inferno che aveva il potere di scacciare il sonno. Il caffè venne considerato un dono divino, dal magico potere di tener deste le menti e acuire le attività del pensiero.

2. Heinrich Eduard Jacob, nella sua “Biografia del caffè”, scrive che la bevanda serve a dimenticare le pene d’amore. L’aveva scoperto in un libro di ricette scritto a mano, il prezioso calepino di una gentile signora viennese, che dava anche delle indicazioni: il caffè deve essere aggiunto ad un liquore d’anice in misura variabile secondo l’effetto che si vuole ottenere: “o combattere la pena ragionando oppure raggiungere l’oblio”. Infatti “il caffè serve per mantenere chiara la mente affinché riesca a riconoscere quanto poco si è perduto, il liquore serve per riscaldare il freddo e la solitudine dell’anima, la dolcezza per compensare l’amarezza del cuore”.

3. Prospero Alpino, studioso di botanica, nella sua opera “De Medicina Aegyptiorum” (Venezia, 1591) scrisse le prime considerazioni sulla pianta del caffè pubblicate in Europa, e anche i suoi usi “alternativi”. “I turchi – annota – usano il decotto per riscaldare lo stomaco raffreddato e risolvere le costipazioni. Ne bevono anche con grandissimo vantaggio quando hanno il fegato gonfio e sentono dolori nella regione della milza. È un ottimo rimedio anche per le infiammazioni dell’utero”.

4. Il successo del caffè nel mondo arabo ha una spiegazione precisa: poiché il Corano proibiva l’uso degli alcolici, la nuova bevanda apparve subito come loro sostituto. All’inizio alle donne non piacque, non per il suo sapore ma per il suo potere di risvegliare la mente e invogliare la discussione, diventando così un disturbatore della quiete domestica. Alla fine invece ne pretesero il consumo perché la vedevano come una bevanda che dava loro la possibilità di ridestarsi dal sonno in cui erano confinate. Il caffè divenne tanto importante per le donne arabe che il rifiuto da parte dell’uomo a procuraglielo fu ammesso dal codice come possibile causa di separazione fra coniugi. Il caffè aveva vinto le pareti domestiche ma anche le autorità costituite. Nei primi anni del Cinquecento infatti il governatore della Mecca tentò in tutti i modi di reprimerne il consumo, che di credeva portasse il popolo alla ribellione; la reazione fu, appunto, un’insurrezione popolare.

5. Si crede che fu Papa Clemente VIII a portare il caffè in Europa come bevanda. Mentre era normale infatti nel Seicento trovare il caffè negli scaffali delle farmacie come cura contro l’etilismo, lo era meno trovarlo come bevanda. A quel tempo la Chiesa era in un periodo nero, la riforma di Lutero aveva colpito il mondo cattolico. Gli alti prelati sapevano che il caffè fosse considerato dagli infedeli una bevanda divina, così il Papa fu chiamato a giudicarlo. Pare che dopo aver assaggiato una tazza disse: “Questa bevanda del diavolo è così deliziosa che sarebbe peccato se gli infedeli fossero i soli a goderne. La si battezzi affinché a partire da ora ella sia considerata pure una bevanda cristiana”. Da lì a poco cominciarono ad aprire le prime botteghe in tutta Europa, in Italia specie a Venezia.

Se ne volete conoscere ancora, presto su questi schermi, altre cinque chicche.

Lucia Del Pasqua, Content creator e storyteller.
Giornalista pubblicista, scrittrice e copywriter. Ha lavorato per alcune testate online di Condè Nast, per Class Life TV, MTV, e per la free press W U come redattrice ed è stata direttore del magazine di Geox, distribuito in tutti i negozi del mondo. Autrice di un romanzo edito da Baldini & Castoldi, realizza contenuti per siti web, sviluppa progetti creativi digital per i canali social di aziende e per i propri, tra cui il blog, thefashionpolitan.com