Caffè illustri

Da botteghe a circoli culturali, i caffè hanno rappresentato la cornice della storia d’Italia. Ecco una mappa dei locali storici dove la tazzina è ancora fumante

“In Turchia hanno una bevanda detta caffè, nero come la fuliggine e con un forte aroma, che prendono, ridotto in polvere, in acqua tanto calda quanto riescono a berla; e lo prendono, e si siedono nelle loro Coffee Houses, che sono come le nostre taverne”. Così riportava Francis Bacon nella sua opera Sylva Sylvarum, pubblicata postuma nel 1627. Questa è una delle prime testimonianze di locali dedicati a convivialità impegnata e disimpegnata dove si è sviluppata gran parte della storia culturale, politica e artistica del Vecchio Continente. “No Café, no literature!” fu, infatti, la sintesi, tre secoli dopo, declamata dallo scrittore ungherese Sandor Marai, perché molti di questi luoghi hanno visto scorrere la quotidianità, ma anche la storia, la gente, la cultura, la politica. “Un’istituzione” li definì addirittura nella seconda metà dell’Ottocento Honoré de Balzac, grande appassionato di caffè che, parlando dell’antico Caffè Pedrocchi di Padova – detto anche caffè “senza porte” perché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione nel 1831 fino al 1916 – e delle persone che lo frequentavano, affermava: “Il caffè è un’istituzione indefinibile. (…) uno studio d’avvocato, una borsa, un ridotto di teatro, un club, una sala di lettura”.

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Esterno del Caffè Pedrocchi di Padova verso la piazzetta (da una stampa del tempo in cui il popolare ritrovo venne aperto al pubblico | Foto Archivio MUMAC)

Le Botteghe del Caffè

Venezia fu la prima città italiana ad avere spazi pubblici in cui poter gustare la bevanda nera e bollente. Si chiamavano botteghe del caffè e ben presto divennero molto popolari. La più antica, che guarda caso ispirò a Goldoni l’opera omonima, è l’elegante Florian, che si affaccia dal 1720 su uno dei salotti a cielo aperto più suggestivi d’Italia: piazza San Marco. Lusso e musica caratterizzano un altro celebre locale veneziano, il settecentesco Caffè Lavena, dove Wagner compose pagine del Parsifal su tavolini frequentati anche da Foscolo, Verdi, D’Annunzio, Rubinstein, Rostropovich.

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Il Florian di Venezia nella prima metà dell’800. (Da una stampa dell’epoca, al museo civico Correr | Foto Archivio MUMAC)

Politica e cultura in una tazzina

In Italia, fra gli aristocratici, il caffè rappresentò un dono prezioso da offrire come simbolo di amicizia o di amore, diffondendone così la cultura da nord a sud. Il Caffè Centrale di Asolo nacque proprio come “Società del Casino”, circolo culturale secondo la moda d’epoca dei caffè francesi dove narrano che due suoi membri ordirono contro Napoleone nel 1808. Nel 1839 il circolo ebbe “licenza politica” di caffetteria e da allora ha scandito la storia della città. Passato simile vanta anche il Caffè La Meneghina di Vicenza, testimoniata da una lettera che risale al periodo austriaco, dove si racconta che nel 1848 “il luogo di patriottismo della Meneghina era tenuto d’occhio dagli agenti” ma il padrone vigilava sulle adunanze segrete in nome della libertà, con Garibaldi a guidare le fila.
Altro tempio d’italianità è il Caffè Roma a Borgo Valsugana, dove nacque la sezione trentina della Lega Nazionale, associazione irredentistica che, sotto la copertura della tutela della lingua e cultura italiana, svolgeva attività anti austriaca.
Ad Aosta invece si può sorseggiare un buon espresso in un vero e proprio gioiello architettonico, il Caffè Nazionale, che ha preziosi arredi d’epoca inseriti nella sala gotica a pianta circolare, ultimo resto del convento di San Francesco, con pareti fregiate da stemmi nobiliari.
A Torino tra i locali storici spicca il Caffè San Carlo dove durante il Risorgimento, sostavano D’Azeglio, Cavour, Lamarmora, Rattazzi, Giolitti. Qui Crispi convinse la Sinistra a intervenire in Africa e organizzò la spedizione dei Mille convincendo Garibaldi a guidarla. Poco lontano invece cresceva la fama de Il Bicerin locale settecentesco dove caffè, cioccolato, latte e sciroppo venivano serviti insieme diventando un’istituzione amata, tra gli altri, dal patriota Silvio Pellico, dal compositore Giacomo Puccini, dal filosofo Nietzsche, dal ministro Cavour, dal poeta Gozzano e dagli scrittori Calvino e Soldati. Sempre a Torino con sapore d’altri tempi è Fiorio, circolo dei più influenti conservatori, per i quali la libertà era una lenta conquista civile da sorseggiare come il caffè e il gelato, di cui ancora i proprietari custodiscono gelosamente il segreto. Elegante simbolo di tre epoche è anche il Caffè Platti con la sala pasticceria dal ricercato arredo Luigi XVI, la sala caffè con il banco bar Anni Venti e il soffitto a stucchi e la sala con spunti Decò e accenni razionalisti creata dopo il 1930.

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Caffè Gilli a Firenze | Foto Archivio MUMAC

Da sedi di adunanze segrete a caffè concerto

Caffè-istituzione milanese, Cova nel 1848 fu tra i promotori dei moti delle Cinque Giornate contro l’Austria e nel 1868 batté addirittura moneta, mentre il più recente Cucchi nel 1936 lanciò a Milano il concetto del “Caffè concerto” (aperto fino alle 2 di notte) dove si esibivano artisti internazionali, mentre di giorno i suoi tavolini erano considerati fucina di idee da poeti del calibro di Ungaretti.
Fiore all’occhiello di Oneglia è la Pasticceria Piccardo, chiamato il Caffè dei “signori”, dove si entrava solo se laureati. Qui comparvero la radio e il primo telefono pubblico. Narrano che Mussolini, per un complimento ardito, prese uno schiaffo dalla proprietaria nel 1908; che Coppi, con 14 minuti di vantaggio, abbandonò la Milano-Sanremo del 1946, entrò per un caffè, riprese la bicicletta e vinse; infine che Calvino, il presidente Pertini e il compositore Berio fossero clienti abituali.
Dal 1805 anche il Caffè dei Costanti è il salotto aretino per eccellenza, riservato ad accademici e nobili, mentre una pura locanda fu all’origine il Caffè del Tasso di Bergamo, che nel Rinascimento era chiamata “Locanda delle due spade” e nel 1681 prese il nome del poeta.
Nato nel 1733 come “Bottega dei pani dolci”, il Caffé Gilli di Firenze divenne invece l’elegante ritrovo degli intellettuali “ordinati”, dove sostava Carducci e dove Prezzolini incontrava i suoi redattori de “La Voce”, sotto i soffitti affrescati, e davanti al maestoso banco.
A Pisa il Caffè dell’Ussero è tuttora un monumento della cultura italiana, inserito nel quattrocentesco Palazzo Agostini sul Lungarno. Di qui passarono illustri studenti: Domenico Guerrazzi, Giuseppe Giusti, che lo rese famoso nelle “Memorie di Pisa” del 1841, Renato Fucini, Mazzini e Giosuè Carducci, che qui creò un poema eroicomico.
Aperto come “Gran Caffè” nel 1860, il Gambrinus di Napoli nel 1890 venne ristrutturato in stile neoclassico, classico e Liberty da Antonio Curri con ornamenti e splendidi dipinti dei massimi pittori dell’Ottocento napoletano che ancora oggi si possono ammirare.

Pieghevole pubblicitario del “Caffè Greco” a Roma (Foto Archivio MUMAC)

Ritrovi di ispirazione

“Quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti” scrisse il poeta Trilussa del Caffè Meletti di Ascoli Piceno, altro raro esempio di Liberty che per anni fu salotto di idee e sede del “Senato”.
Liszt, Bizet, Wagner, Goethe, Casanova, Stendhal amarono invece frequentare la saletta “omnibus” dell’Antico Caffè Greco nel centro Roma, divenuto fin dalla sua apertura nel 1760 un punto di ritrovo capitolino di raro fascino. Altrettanto innegabile è il successo, a pochi passi da piazza Navona e dal Pantheon, del più recente Caffè Sant’Eustachio, torrefazione a legna costruito in muratura con ampi spazi bianchi nel 1938 che si distingue nel panorama internazionale non solo per le sue miscele preparate con l’acqua di un antico acquedotto ma per la sua specialità, il Gran Caffè, espresso talmente cremoso che il cucchiaino resta quasi in piedi da solo. Dicono sia impossibile carpirne il trucco: alla domanda come riesca a farlo così buono, il barista risponde spiazzante: «Premo solo un pulsante».
Pensate a quanta acqua e soprattutto a quanta pressione è passata in tutti questi locali, dove il caffè viene ancora servito, insieme alla voglia, oggi come ieri, di condividere idee, sogni, propositi guidati dall’aroma di un ottimo espresso.

Bevande Caffè Sant'Eustachio

Le gustose specialità del Caffè Sant’Eustachio a Roma