Caffè, una star anche al cinema

Espresso, lungo, americano, corretto, ristretto: preparato in tutti i modi il caffè si è guadagnato un ruolo da protagonista anche sul grande schermo. Dai western ai thriller, dai film d’autore alla commedia all’italiana

Il caffè si è guadagnato un ruolo da protagonista anche nel cinema. C’è una scena più di ogni altra che lo celebra: il film è C’era una volta in America di Sergio Leone, la sequenza – un cult nella storia del cinema – vede Robert De Niro che, senza dire una parola, gira un cucchiaino in una tazza di caffè per 63 secondi.

Sono tante le pellicole, dai classici italiani a quelli d’autore di registi europei e americani, dove il rito del caffè diventa emblema della quotidianità, momento di pausa, abitudine irrinunciabile, occasione per vendicarsi. Indimenticabile l’inizio di Colazione da Tiffany in cui Audrey Hepburn, fasciata con un tubino nero, scende, da un taxi per godersi la colazione ammirando le vetrine della gioielleria di Fifth Avenue. È l’alba, New York è deserta e Holly trova pace alle sue paturnie solo davanti alle vetrine di Tiffany con una brioche e un caffè nero.

[Foto di copertina: Jurow M. e Sheperd R. (Produttori); Edwards B. (Regista); 1961; Titolo originale: Colazione da Tiffany; Paese d’origine: USA; Casa produttrice: Paramount Pictures]

La tazzina del caffè in primo piano al cinema

coffee and cigarettes

[Locandina del film | Kliot J. (Produttore); Jarmusch J. (Regista); 2003; Titolo originale: Coffee & Cigarettes; Paese d’origine: USA, Giappone, Italia; Casa produttrice: Asmik ACE, BIM Distribuzione, Smokescreen Inc.]

Caffè protagonista già dal titolo in una pellicola diretta da Jim Jarmush Coffee & Cigarettes, composto da undici cortometraggi che mettono al centro il tipico mo

mento del “caffè e sigaretta”. Vari personaggi, da Roberto Benigni a Tom Waits, sono ripresi all’interno di bar mentre, bevendo caffè, si scambiano opinioni sulla bevanda bollente. La tazza di caffè diventa così vera protagonista di sketch tra dialoghi surreali e citazioni raffinate. La tazzina è al centro della scena anche in Due o tre cose che so di lei film diretto da Jean-Luc Godard, quando una voce fuori campo sussurra riflessioni esistenziali mentre la macchina da presa inquadra una tazzina di caffè, l’emblema della quotidianità. Omaggia il caffè anche Quentin Tarantino: in Pulp Fiction, uno dei suoi film di maggiore successo, ambienta la scena iniziale all’Hawthorne Grill, piccola caffetteria di Los Angeles, dove una strana coppia di giovani sbandati trova la forza e il coraggio di inscenare una rapina. Non prima, però, di aver finito di gustare il proprio caffè: rigorosamente nero. E poi c’è il mitico personaggio del Signor Wolf, quello che risolve i problemi, che per concentrarsi sul da farsi chiede un caffè nero, forte e con zucchero.

L’analisi di Tom Hanks sui vari modi di bere il caffè

Tom Hanks, in una delle prime scene di C’è posta per te, fa una riflessione sui diversi modi di bere il caffè: «La ragione per cui esistono posti come questo – dice – è che gente che non possiede la minima capacità di prendere decisioni, deve prenderne almeno sei per prendere una sola tazza di caffè. Lungo, ristretto, con latte scremato, decaffeinato, con dolcificante, senza zucchero, con zucchero di canna… Così, gente che non sa mai che cavolo deve fare o perché è al mondo, riesce con soli due dollari e novantacinque a ottenere non solo una tazza di caffè ma una decisa consapevolezza di sé».

Ne Il diavolo veste Prada la stagista Andy Sachs, interpretata da Anne Hathaway, alle prese con l’ennesima richiesta di Miranda Priestly, una sublime Meryl Streep. Al suo ritardo nel portare il caffè Miranda impreca: «Qualcuno sa dirmi perché il mio caffè non è ancora qui? È morta per caso? Senza caffè non riesco a ragionare».

c'è posta per te caffè

[Shuler-Donner L. e Ephron N. (Produttori); Ephron N. (Regista); 1998; Titolo originale: C’è posta per te; Paese d’origine: USA; Casa produttrice: Warner Bros.]

Il caffè nei film diventa anche l’arma dell’assassino

Ma un espresso, oltre che un piacere può rivelarsi anche un’arma mortale: un caffè avvelenato all’arsenico è quello che Alfred Hitchcock inventa nel thriller Notorius – L’amante perduta per uccidere Elena (Ingrid Bergman). La tazzina di caffè avvelenata è mostrata con degli zoom molto ravvicinati, mentre nei campi lunghi si vedono la Bergman e la tazzina su due piani diversi ma contemporaneamente a fuoco: per riuscirci il regista utilizzò una tazzina gigante.

Notorious coffee scene

[Alfred Hitchcock e Ingrid Bergman sul set del film Notorious, il 10 marzo 1946 (Ap/Ansa) | Hitchcock A. (Produttore); Hitchcock A. (Regista); 1946; Titolo originale: Notorious; Paese d’origine: USA; Casa produttrice: RKO Radio PicturesVanguard Films]

Il caffè è celebrato anche nei film western. John Wayne beve caffè all’alba a Fort Apache in I cavalieri del Nord Ovest, come rimedio per la sbornia in Ombre rosse e per spegnere un falò in Cowboy, e nel grande classico Johnny Guitar Sterling Hayden rivolgendosi a Joan Crawford, dice: «Niente di meglio che una fumata e una tazza di caffè».

Il caffè di Fantozzi

fantozzi pina caffe

[Bertolucci G. (Produttore); Salce L. (Regista); 1975; Titolo originale: Fantozzi; Paese d’origine: Italia; Casa produttrice: Rizzoli Film]

La moka è la protagonista nel cinema neorealista italiano. Totò, da buon napoletano, era un grande estimatore e il caffè è citato in decine di suoi film, su tutte ricordiamo la scena de I tartassati quando sostiene: «Prendo tre caffè alla volta per risparmiare due mance». Per Edoardo De Filippo è addirittura miracoloso, in Questi Fantasmi recita: «Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che io resuscito come Lazzaro» per poi dispensare consigli sulla sua preparazione. Un’abitudine, dice, che racchiude la poesia della vita. Anche la commedia all’italiana ha contribuito a rendere omaggio al caffè: in Vieni avanti cretino un fantasioso Lino Banfi serve l’espresso nei modi più impensati, mentre indimenticabile è la scena di Fantozzi quando la mattina beve il maledetto caffè preparato dalla signora Pina a tremila gradi Fahrenheit che gli provoca ustioni sulla lingua.