Canzoni al sapore di caffè

Protagonista nei testi sin dal Settecento, il caffè è stato cantato da tutti: crooner, gruppi rock, cantautori, cantanti jazz. Una storia che parte da Bach e arriva allo Zecchino d’Oro

Gustare un buon espresso con il sottofondo della canzone preferita è uno dei piaceri irrinunciabili della vita. Il caffè per la musica, così come per la letteratura e per tutta l’arte in generale, è stato fonte d’ispirazione sin dall’antichità.

Probabilmente il primo a essere ispirato è stato Johann Sebastian Bach che nel 1734 scrive la Cantata del Caffè, nella quale la protagonista rivendica il diritto alla degustazione e, suscitando le rimostranze del padre, pone questo suo diritto tra le condizioni del suo consenso alle nozze. Una delle prime canzoni italiane sul caffè è A tazza e’ cafè scritta nel 1918 da Giuseppe Capaldo, cameriere che lavora al caffè Portoricco in centro di Napoli. Brigida, la cassiera del locale, ha un carattere scontroso ma grazie al suo modo di fare riesce ad affascinare molti uomini, tra questi il giovane Giuseppe che, nel testo, paragona le donne a una tazzina di caffè, amare sopra ma dolcissime in fondo: «Basta girare e vedrete che prima o poi la dolcezza depositata sul fondo toccherà le vostre labbra». Portata al successo da Roberto Murolo, la canzone è stata recentemente riproposta da Renzo Arbore e la sua Orchestra italiana.

Il caffè protagonista a Sanremo

Tra quelle di maggior successo va ricordata Ma cosa hai messo nel caffè, presentata da Riccardo Del Turco e Antoine al Festival di Sanremo del 1969 e rispolverata un paio di anni fa da Malika Ayane. Il testo parla di un invito a bere un espresso da parte di una ragazza. Solo che, dopo averlo bevuto, il ragazzo si chiede: «Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te?» perché «C’è qualche cosa di diverso adesso in me; se c’è un veleno morirò, ma sarà dolce accanto a te perché l’amore che non c’era adesso c’è». Il brano arriva ultimo ma anni dopo un altro caffè, anzi Il Caffè, consola Del Turco: è il locale da lui aperto alla fine degli anni Settanta nel centro di Firenze davanti a Palazzo Pitti, diventato rapidamente un punto di riferimento per tanti artisti. Restando a Sanremo nel 1981 Fiorella Mannoia nella sezione Giovani, si presenta con Caffè nero bollente, dove presta la voce a una donna inquieta, insoddisfatta e rabbiosa che racconta «E ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente/in questo nido scaldato oramai da un sole paziente/che brucia dentro di me, che è forte come il caffè…». Ancora a Sanremo (2003) e ancora caffè, parecchi: sono addirittura migliaia quelli che beve Alex Britti per raggiungere la sua amata: «7000 caffè, li ho già presi perché… vorrei arrivare entro sera da te» (da 7.000 caffè).

La poesia del caffè nelle canzoni dei cantautori

Lasciando il genere festivaliero e passando alla canzone d’autore, il caffè è il protagonista di uno dei primi successi di Lucio Battisti, Anna, dove canta: «La mattina c’è chi mi prepara il caffè…»; di Pino Daniele «Na’ tazzulella e’ cafè e mai niente cè fanno sapè nui cè puzzammo e famme, o sanno tutte quante e invece e c’aiutà c’abboffano e’ cafè» (da Na’ tazzulella e’ cafè) e di uno degli ultimi scritti da Fabrizio De Andrè, dove Don Rafaè, protagonista dell’omonimo brano, lo esalta «Ah, che bellu ccafè sulo ‘n carcere ‘o sanno fa’ co’ ‘a recetta ch’a Cicirinella compagno di cella ci ha dato mamma’».

Dai crooner al rock

Andando all’estero, anche il premio Nobel Bob Dylan chiede una tazza di caffè per andare avanti, per continuare: «One more cup of coffee for the road, One more cup of coffee ‘fore I go» (One more Cup of Coffee, 1976); così come la grande Ella Fitzgerald «I walk the floor and watch the door – And in between I drink Black coffee»  (Black Coffee, 1949); mentre qualche anno dopo la sognatrice Carly Simon in You’re so vain (1972), canzone che l’ha resa famosa nel mondo, racconta: «I had some dreams they were clouds in my coffee – Avevo dei sogni che erano nubi nel mio caffè». Nell’elenco dei “grandi” ecco Frank Sinatra che con la sua voce di velluto interpreta Coffee Song (1961), dove si ironizza sulla quantità di coltivazioni in Brasile sostenendo che nel Paese c’è più caffè che acqua. Restando sui crooner hanno cantato il caffè Serge Gainsbourg con Couleur Cafe (1964) e Otis Redding che accoppia la tazzina alla sigaretta: Cigarettes and coffee (1966).

Passando al rock dei giorni nostri ecco gli inglesi Blur che in Coffee and TV (1999) si chiedono: caffè e un po’ di televisione, cosa potrebbe esserci di meglio? E ancora i Garbage raccontano la fine di un amore davanti a una tazzina «You tell me you don’t love me over a cup of coffee» (Cup of Coffee, 2001) mentre i Cranberries in Wake Up and Smell the Coffee (2001) esaltano uno dei momenti migliori della giornata, cioè il profumo del caffè alla mattina appena svegli: «Come on and wake up, wake up, wake up, wake up – Shut up, shut up, shut up, shut up – It’s time, smell the coffee, the coffee».

Il caffè della Peppina

Romantiche, spiritose, tristi o allegre, le canzoni che parlano di caffè sono parecchie e scritte in tutte le lingue del mondo. L’Italia forse ha l’esclusiva del testo più misterioso. Simonetta Gruppioni e Marina D’Amici sono le vincitrici dello Zecchino d’Oro nel 1971 e per colpa loro, o meglio della canzone che hanno presentato, non sapremo mai perché «il caffè della Peppina non si beve la mattina né col latte né col te». Il caffè della Peppina è una di quelle canzoni che quando ti entra in testa non ti lascia più, e anche per questo conosciuta e cantata da intere generazioni. Avevano 5 anni, quando hanno trionfato nel concorso per bambini, oggi il marito di Simonetta ha un bar, mentre Marina ne ha gestito uno per 21 anni: quando si dice svelare le proprie passioni sin da bambini.