Dal chicco alla tazzina: le origini del caffè

La storia del caffè ha il profumo delle antiche leggende e l’aroma di testimonianze narrate davanti al fuoco, dalle alture arabe a Venezia

Il caffè si presta a infinite interpretazioni, compresa la sua storia. Sulle sue origini ci sono diverse leggende, a iniziare dall’epopea omerica, che vede Elena, moglie di Menelao, rapita da Paride, figlio del re di Troia, versare di nascosto nel vino il nepente, che ha la proprietà di lenire il dolore:

“Allora pensò un’altra cosa Elena, nata da Zeus:

nel vino di cui essi bevevano gettò rapida il nepenthes,

che fuga il dolore e l’ira, il ricordo di tutti i malanni.

Chi l’ingoiava, una volta mischiato dentro la tazza,

non avrebbe versato lacrime sulle guance, quel giorno,

neanche se gli fosse morta la madre o il padre,

nemmeno se gli avessero ucciso davanti agli occhi,

con la spada, il fratello o il figlio.

Tali rimedi efficaci possedeva la figlia di Zeus,

benigni, che a lei Polidamna diede, la sposa di Tone,

l’Egizia. La terra che dona le biade produce moltissimi

farmaci; lì, molti, mischiati, benigni; molti, funesti.

Ciascuno è medico esperto più d’ogni

uomo: sono infatti della stirpe di Peone.”

(Omero, Odissea, IV, 227-232)

Nepenthes è una parola greca costituita dalla particella privativa e da penthos (dolore, tristezza), quindi con il significato “che toglie il dolore”, ma sull’identificazione vegetale del nepente, ci sono ancora diverse interpretazioni: elenio, buglossa, borragine, zafferano, giusquiamo, oppio, cannabis, datura, e addirittura il caffè.

Leggende sulle origini del caffé

illustrazione caffè

Disegno di una pianta del caffè | Foto Archivio MUMAC

Racconta un’altra leggenda che David, primo re della Bibbia usasse portare a sua moglie Abigaele, o come dono di pace, dei “chicchi abbrustoliti”. Per gli arabi una bevanda scura come la Sacra Pietra Nera della Mecca, comunemente chiamata “qawa”, sarebbe stata offerta bollente dall’Arcangelo Gabriele a Maometto, colpito da pesante sonnolenza, così da “disarcionare – racconta il Corano – quaranta cavalieri e amare ben quaranta donne”.

Più diffusa è la storia che ha origine nel Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, avendo saputo da un pastore di nome Kaldi che le sue capre ed i suoi cammelli si mantenevano “vivaci” anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda per restare sveglio e pregare più a lungo.

Una leggenda simile vuole, invece, che il caffè sia stato scoperto da un Iman di un monastero arabo, che ne preparò un decotto da far bere a tutti i monaci del convento, che rimasero svegli senza fatica tutta la notte.

Un’altra storiella racconta che un immenso incendio si propagò in un vastissimo territorio dell’Abissinia, coperto da piante spontanee di caffè facendo diffondere a decine di chilometri di distanza un aroma inebriante.

C’è chi sostiene che il nome stesso del caffè potrebbe derivare dall’altopiano Kaffa, in Etiopia, o dal turco Kahve a sua volta proveniente dall’arabo Qahwa che sta a significare vino e bevanda eccitante.

Testimonianze di acqua nera bollente

Solo nel XI secolo, grazie ad Avicenna, filosofo e studioso, oltre che medico persiano, si hanno le prime evidenze scientifiche sui benefici effetti del caffè e delle qualità terapeutiche per curare calcoli renali, gotta, morbillo e tosse.

Il caffè, come lo intendiamo oggi, inizia a diffondersi intorno al XIV secolo, periodo in cui gli arabi cominciarono a tostare i semi della pianta al fine di ottenere la nota bevanda aromatica. Due secoli più tardi, all’inizio del Seicento, il caffè era la bevanda più diffusa dell’Islam.

caffè turco Costantinopoli

Un caffè turco a Costantinopoli | Foto Archivio MUMAC

Furono i turchi, attraverso le conquiste e l’espansione dell’Impero Ottomano, a completare la diffusione del “vino dell’Islam”: così veniva chiamata la bevanda in tutto il Medio Oriente, e fu sempre grazie ai turchi che gli europei, intorno alla seconda metà del Cinquecento, cominciarono a gustare l’aroma del caffè.

Nel 1554 due mercanti, Hakim di Aleppo e Gems di Damasco, aprirono a Costantinopoli le prime due case del caffè chiamate kahweh-kanes. Questi locali pubblici, dove si somministrava l’infuso, rappresentano i primi ritrovi per svagarsi e scambiarsi informazioni.

I primi incontri degli europei con il caffè avvennero sul finire del ‘500: Leonard Rauwolf nel 1582 scrisse un libro sul suo soggiorno nei Paesi del Medio Oriente e, tra le altre cose, descrisse anche l’abitudine delle popolazioni locali di bere caffè. Nel 1585 Gian Francesco Morosini ebbe modo di assaggiarlo e di descrivere l’usanza dei turchi “Di bere un’acqua negra bollente, che si chiama cavèe”.

Un’importante testimonianza sull’argomento ci è arrivata dal viaggiatore Pietro Della Valle, durante il suo soggiorno in Turchia tra il 1617 e il 1621: “Hanno i Turchi un’altra bevanda di color nero (…) e si beve calda che scotti (…) per delizia e per trattenimento quando si sta in conversazione (…). E con questa bevanda che chiamano cahve si va passando il tempo in conversazione. A me par di ricordarmi d’aver letto che gli antichi avessero una cosa simile e, se e vero, può esser che sia la stessa, perché in altre cose ancora vado trovando molti residui della nostra antichità. Si fa questa bevanda, se ben ricordo, del seme o frutto che sia di un certo albero, che nasce in Arabia, verso la città di Meka; e ‘l frutto che produce, chiamato cahve, donde la bevanda piglia il nome è come bacche ovate. Quando io sarò di ritorno, ne porterò meco e farò conoscere all’Italia questo semplice, che infin ad ora forse le è nuovo”.

La prima illustrazione scientifica della pianta del caffè risale al 1592, quando il medico italiano Prospero Alpini la descrive nel De plantis Aegypti, la cui edizione originale è custodita all’interno della Library di MUMAC. In questo volume sotto forma di dialogo col Guilandino, Prospero Albino illustra numerose specie, in particolare alberi e arbusti, spontanei o coltivati, di più largo uso nella terapeutica egiziana. Uno di questi è detto bun o buna, con i cui semi tostati si preparava una bevanda molto usata in Egitto, detta caova, il moderno caffè.

La Bottega del caffè: storia della prima caffetteria

In Occidente, ben prima delle caffettiere e delle macchine per espresso, la bevanda si diffuse a Venezia, dove, si pensa, sia stata aperta la prima “Bottega del Caffè” nel 1640, anche se alcuni ritengono che ce ne sia stata una precedente a Livorno. In ogni caso, il successo fu immediato e il caffè sia come bevanda che come luogo di ritrovo, si diffuse in ogni città italiana, nonostante il suo lato “diabolico”. Narrano, infatti, che la sua capacità di rendere vigili, ma anche troppo loquaci e disinibiti avesse spinto il clero a chiederne formalmente la proibizione a papa Clemente VIII che invece lo battezzò affermando: “È così squisita che sarebbe un peccato lasciarla bere esclusivamente agli infedeli”. Più duro a sparire fu il pregiudizio che associava i consumatori di caffeina a una vita notturna viziosa e licenziosa. Non a caso ancora nel 1732 il compositore tedesco Johann Sebastian Bach scrisse una cantata (link a Musica e caffè) il cui testo descriveva l’angoscia di un padre desideroso di guarire la figlia dalla passione del caffè, condivisa peraltro dalla maggior parte delle fanciulle di Lipsia.

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Libri antichi della MUMAC Library