Il palco del Caffè del Teatro

Stendhal ha scritto che “il Teatro alla Scala è il salotto della città”, ma anche “il caffè della città” sarebbe andato bene, per il ruolo catalizzatore che il Teatro ha sempre avuto nella vita sociale milanese - A cura di Donatella Brunazzi

Del resto nessuno alla Scala nel corso dell’Ottocento ha mai rinunciato a un pasto o almeno a un caffè da consumare comodamente nel proprio palco: pochi preziosi metri quadrati in cui avvenivano, e continuano ancora ad avvenire, incontri, affari, intrighi politici e amorosi, come se ogni sera tra i palchi della Scala si rappresentasse un altro spettacolo, oltre a quello segnato in locandina. Spesso cibo e vino venivano serviti dai garzoni dei caffè intorno al Teatro, che correvano avanti e indietro con le comande. Il più importante era il Caffè del Teatro, situato di fronte all’ingresso del Teatro in Piazza del Teatro alla Scala 1149, locale di grido fondato da Francesco Cambiasi,  proprietario del palco n° 12, IV ordine, settore sinistro, “il palco del Caffè del Teatro” ,  cui subentra poi il caffettiere Antonio Borrani, che aveva a disposizione almeno undici palchi in periodo napoleonico, che affittava per conto di famiglie aristocratiche filoasburgiche arricchendosi enormemente. Il Caffè passerà poi a Giovanni Martini, che però non è palchettista. Dal 1832 il Caffè Martini avrà fama di essere frequentato da artisti e patrioti, fino al 1858, anno in cui chiuse per fare posto alla piazza nello spazio antistante al teatro.

Non sorprende certo che vita pulsante della Scala potesse uscire dalle mura dell’edificio invadendo l’intero quartiere, fin dall’anno della fondazione, nel 1778, in pieno illuminismo milanese, quando gli ideali rivoluzionari d’oltralpe caddero su un terreno fertile divenendo argomento di discussioni nei caffè, luoghi di dibattito e confronto culturale e politico.  Tra questi c’era il Caffè dei Virtuosi, in cui lavorava come garzone un giovane brillante: Domenico Barbaja, che in pochi anni avrebbe assunto la gestione della Scala per diventare in seguito il principe degli impresari d’Europa. Nel 1800, ancora semplice cameriere, ebbe l’idea di mescolare caffè, panna e cioccolata. Era nata la “barbagliata”, che in poco tempo si diffuse dappertutto e diede modo ai Virtuosi di battere la concorrenza dei Caffè più grandi.

E queste sono solo alcune delle “Storie Milanesi” sulle quali la mostra “Nei Palchi della Scala” curata da Pier Luigi Pizzi accenderà i riflettori a partire dall’8 Novembre, nei locali del Museo Teatrale alla Scala.

Un viaggio nella storia della Scala inscindibile da quella di Milano, nel quale ancora una volta, dopo “Maria Callas in scena”, ci accompagna La Cimbali, perpetuando una tradizione centenaria che lega il Teatro al Caffè.

Donatella Brunazzi

Direttore

Museo Teatrale alla Scala

 

Cinquantasette anni, fiorentina di nascita, milanese di adozione.
Entra alla Scala nel 1998, con la carica di Responsabile Relazioni Esterne e si occupa a fianco del Sovrintendente, del Cerimoniale, dell’immagine istituzionale del Teatro e di tutti gli eventi, tra cui ricordiamo tra i più significativi, le celebrazioni dell’anno Verdiano nel 2001, il ritorno nella sede storica del Piermarini nel 2004 dopo la chiusura per lavori di restauro, e il concerto per S.M. La Regina Elisabetta d’Inghilterra. Nel 2006 è nominata Assistente del Sovrintendente, incarico che manterrà in aggiunta alla sua mansione di responsabile delle Relazioni Esterne fino a tutto il 2015.
Dal 1 gennaio 2016 è nominata Direttore Operativo del Museo della Scala.